Aleth

Raggiungeva i corsi d´acqua semplicemente sentendo l´odore del vento e correva a piedi nudi lungo la valle dei cervi senza pungersi la pianta dei piedi. Colorava   l´olio con il tocco delle dita e contava le note del canniccio lungo il fiume, decifrandone la melodia nella mente, ascoltando il suono dell´antica via che guidava ogni molecola del mondo. Viveva libera, accovacciata ai piedi della nuda roccia, sotto cieli stellati e lacrime di pioggia, dove la terra le donava i suoi frutti al solo tocco della mano.

Cosí la ricordavano gli anziani, dolce e gentile, dagli occhi di fata e dalla pelle limpida come l´aria d´estate al primo sole del mattino. Non era bella come le dame di corte, non aveva splendidi abiti, né ninnoli, né alcun ciondolo ad adornare la sua figura: portava foglie di ortica e semi di girasole appesi alla tunica, che talvolta rotolavano dispettosi verso nuove mete, lasciando al suo passaggio come una traccia, quasi fosse un sentiero da seguire per coloro che avevano perso la strada. Come un ricordo, una voce nell´anima, veniva raccontata.

Mia nonna, dicevano, era cosí.

Una notte all´ultimo passaggio prima del solstizio    d´inverno, la rividi. L´ultima volta che avevo incrociato il suo sguardo, la mia anima era ancora antica ma i miei piedi avevano iniziato da poco a passeggiare uno dietro l´altro. Non avevo nella mia mente quell´immagine che ognuno decantava con le parole, non sapevo con esattezza cosa facesse, né dove avesse realmente vissuto. I miei ricordi erano il profumo del latte con il miele e buccia di mela a forma di insetto con la quale giocavo nei lunghi pomeriggi d´autunno.

Non la riconobbi subito, ai miei occhi non era lei. Seguirono un nodo di fumo grigio, una porta socchiusa ed il suono di gocce d´acqua, come quelle che scivolavano sulle rocce lungo il fiume quando correvo a bere in estate, e dove con la scusa della calura, mi fermavo a cacciare le rane e le formiche d´acqua che si nascondevano al mio passaggio.

Il suo sguardo era tenero e duro allo stesso tempo, non aprí bocca ed osservó per qualche istante i miei lineamenti, che, mi disse, le ricordavano quelli di sua sorella, cacciata dal villaggio la notte di mezza estate a causa del ritorno dei lupi alla foresta. Gli abitanti non capivano – mi disse – come tali creature potessero scegliere a chi avvicinarsi e con chi essere innocui, mentre di natura sono esseri feroci ed impavidi.

Mi domandó se la conoscessi, ma risposi di no, troppe lune erano trascorse da quel giorno e nessuno mi aveva mai parlato di quella fanciulla, né del fatto che la dama dei boschi, cosí chiamavano mia nonna, avesse un corpo gemello.

Il suo sguardo si fece piú intenso, l´odore     dell´incenso divenne prepotente e la mia candela decise di affievolire la sua luce. Ricorderai, allora, non temere bambina – disse spezzando il silenzio.

Indicó uno spazio vuoto dietro di me, dove custodivo la lavanda essiccata ed erbe per le mie tisane. Osservando meglio, vidi in lontananza un fiume, dove i miei avi avevano raccolto il grano che serví a sfamare i primi membri della nostra famiglia, quando ancora il regno era diviso in popoli e nessuno cercava di sovrastare gli altri con inutili arroganze e fasulle aspirazioni di superiortitá. Laggiú,     sull´argine destro, una bambina dai capelli rossi correva all´impazzata, cerecando di raggiungere un´altra se stessa, solo dai capelli corvini. Non riuscivo ad udire alcun suono, ma le immagini diventavano sempre piú chiare, limpide, quasi come ritornassero da me.

Non capisco – dissi.

Avevamo curato la figlia del pastore, una notte di luna, con elicriso e stoffa di seta e cotone, legate insieme con radici di asfodelo – continuó – la piccola non aveva alcuna voglia di restare, ma la richiamammo indietro. La madre pianse per quattro notti, poi il vento cambió ed i lupi ritornarono. La bambina divenne forte e nel giro di qualche giorno crebbe anche di statura. Io avevo creato il medicamento, tu lo portasti al pastore. Per questo fosti cacciata e la tua casa data alle fiamme.

Un accecante bagliore apparve davanti ai miei occhi, che istintivamente si richiusero ma i miei sensi mi gettarono addosso la pesantezza del fumo che penetró fin dentro la mia anima.

Aleth, sono qui e sono sempre stata qui, accanto a te – disse mia nonna – pronunciando il mio antico nome. Lo so – risposi – e torneró presto accanto al camino, dove ogni notte mi attendi, ogni anno, ogni mezza estate.

La finestra sbatté violentemente, un temporale era in arrivo. La mia candela illuminava la stanza come la luna d´agosto e la porta era di nuovo chiusa.

Come dissi, non ricordo molto di mia nonna.

nonna

2 risposte a "Aleth"

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