L’ altro lato

Non tutti sanno dove finisca il viaggio. Si corre, si inciampa, si vola, si incontra, si semina, si accarezza, si danza. Quando la luce diventa troppo forte, la libellula si allontana in cerca di sollievo accanto alle foglie dei giunchi, lungo il torrente che la vide nascere, dove un tempo fresche gocce di rugiada le regalavano giorni d’estate. Custodi, guardiani e cavalieri erranti attendono, ai varchi degli antichi passaggi, per mostrare a coloro che si avventurano laggiù quale sia la differenza tra sopra e sotto, tra immagine e sostanza, tra volume e luce. Chi attraversa i due mondi gioca con lo spazio ed il tempo ed impara a volare con il pensiero, ovunque, scoprendo di conoscere ciò che in realtà aveva sempre saputo. Soltanto, dall’altro lato.

Guardiani

Fili d’erba nascondono il loro passaggio, la rugiada copre gli steli ed imprigiona gli indizi che rivelano la loro presenza. Silenziosi e solitari, vivono nascosti agli occhi di chi giudica ed accompagnano le ombre di passaggio lungo le rive del fiume. Pochi intuiscono la loro natura e quasi nessuno conosce il loro istinto; qualche viaggiatore racconta di aver visto fuggire il grande cervo, spinto lontano dal timore di doversi confrontare con un proprio pari. Talvolta gli spiriti liberi appaiono cupi agli occhi del mondo, poiché il dubbio e la tenebra si prendono gioco di loro. Spesso però essi non sono nient’altro che luce, velata da un sottile mantello di incompresa oscurità.

Vola

Lascia andare il tuo peso. Lascialo. Nulla deve essere trascinato tanto a lungo. I profondi abissi degli oceani raccontano di dame gentili nascoste tra le rocce dell’oblio, cullate dalle correnti che cantano note sottili, come vele di canapa accarezzate dal vento del Sud. Libere e leggere, scivolano via. Allo stesso modo, vola.

Sai

Gli occhi e le lacrime a volte sono nemici, corrono lontani senza curarsi del mondo intorno, fuggono, lasciando solo il ricordo di sé, travolti dall’impeto di quanto inspiegabilmente appare loro. Finché la luce rosa dell’alba, li socchiude in un abbraccio di dolce tepore che profuma di casa.

Diversi

Amo coloro che leggono la luce dove tutti gli altri notano ombra e tempeste. Chi ascolta i ruscelli che scivolano inafferrabili verso il grande fiume e sanno distinguerne ogni nota nonostante il fragore dell’acqua sulle rocce. Amo gli spiriti eletti che corrono veloci, che sentono l’odore del vento e che sanno ascoltare chi ha perduto le parole.

Difficile riconoscerli tra la folla, non si fanno notare, a meno che non intravedano un loro simile. Profumo di salvia riempie l’aria al loro passaggio e ciò che prima era pesante, fugge lontano, leggero, lasciando gocce di rugiada intorno all’anima.

Demoni

Voci leggere e sottili filtrano attraverso le fessure delle porte, fuggono al rumore di ali veloci che strappano il silenzio dalle stanze e le urla dalla città. Uno specchio profumato e tranquillo allontana la luce, incurante della cognizione del tempo, fino a luoghi in cui il sentiero si perde e l’oscurità diventa mantello invisibile e pesante in egual misura. Piccoli lumi disegnano la realtà a loro piacimento, aiutati dallo sguardo del viaggiatore concentrato su particolari conosciuti, convinto di intravedere antichi luoghi familiari ma non riconoscendoli affatto. Solo un animo impavido e tenace potrà distinguere il vero dal falso e seguire l’istinto verso più calde e gentili forme liquide. Ogni esploratore deve studiare le mappe e conoscere ogni possibilità nascosta all’interno delle reti dei pensieri astratti, imparando a seguire il percorso ad occhi chiusi.

Chi inciampa inseguendo sfuggenti note e gelsomini in fiore, domandandosi la ragione per la quale appaia impossibile catturarne l’immagine, facilmente verrà risvegliato dal proprio passo pesante, lungo oscure vie.

Ogni cosa è luce ed ombra ed essi, talvolta, accompagnano anche gli ignari.

Moon

Mutate forme, polveri sottili, magiche note, parole sconosciute. Talvolta i colori hanno un sapore e gli antichi passaggi sono visibili. Nemici dimenticati fanno capolino oltre le siepi, in attesa di dolci racconti da sussurrare alle orecchie della foresta. Si avvicinano, indisturbati, nello stesso modo in cui la gentilezza sfida la forza, con infinita grazia nei modi.

Quando la luna danza, ogni risposta è possibile ed ogni cosa è in un solo istante, oscurità e luce.

Quando

Quando non ascolti, quando rincorri logiche comode distillate da opinioni futili senza basi realistiche. Quando non hai esperienza diretta e cerchi risposte senza conoscere le domande. Quando sei sicuro di vedere qualcosa nel buio, senza avere il coraggio di accendere la luce. Il più delle volte le ombre sono il riflesso delle nostre quotidiane forme, che occupano per sbaglio o per caso, un insolito posto, discostandosi un po’ dall’idea del nostro confortevole mondo conosciuto.

È il momento, illuminiamo la stanza.

Nemici

Ci sono coloro che credono che l’universo non abbia regole predefinite, che il codice non sia scritto e che ogni molecola non si leghi con un’altra alla perfezione.

Un giorno tra quelli in cui estate ed autunno si salutano con malinconia, un ramarro, che viveva solo all’interno del tronco di un vecchio albero, decise di intraprendere un nuovo viaggio. Era verde, di quel colore acceso che fa pensare che l’antica foresta abbia commesso un errore, regalando a qualcuno una tonalità del genere. Quando un raggio di sole si posava su di lui, illuminava ogni cosa con un meraviglioso riflesso acceso. Creatura rara, veloce, intuitiva, fiera ed impaurita allo stesso tempo: correva rapido tra le foglie che stavano iniziando a cadere ed evitava luoghi troppo esposti agli occhi delle aquile.

Aveva paura, sì, ma davanti al pericolo cambiava, completamente. Quando sentiva una minaccia incombere, la sua energia si trasformava in forza, le sua velocità in audacia ed il suo colore in coraggio. Esattamente: quel suo colore acceso così abbagliante, così insolitamente intenso, così difficile da far passare inosservato, diventava il suo scudo più efficace e la sua arma più potente.

Si racconta che proprio quel giorno, inseguendo un moscerino sul ramo di una betulla, non si accorse di aver oltrepassato il confine dove il bosco lascia spazio alla radura e si trovò presto faccia a faccia con un enorme spazio aperto. Che meraviglia… fili d’erba a perdita d’occhio, cielo azzurro non interrotto dall’ombra dei rami, tiepido sole che scaldava la pelle, aria fresca e ancora profumo di estate, che egli credeva essere già fuggita.

Esitó troppo a lungo prima di intraprendere il cammino inverso e, come era prevedibile, un’aquila di passaggio vide un colore meraviglioso in mezzo al resto del solito, omogeneo e conosciuto verde. Come avrebbe potuto non notarlo. Immediatamente si lanciò in picchiata, spaventata che qualcuno potesse arrivare prima di lei a raggiungere quella splendida luce: in pochi secondi, il ramarro vide la terra allontanarsi ed il cielo circondare tutto il suo corpo.

Inspiegabilmente, la calma lo raggiunse. Respiró l’aria fredda, osservò il grande bosco da dove mai avrebbe potuto vederlo ed attese.

Il grande rapace atterró finalmente vicino alla grande montagna e depose il rettile su un tappeto di foglie e rami secchi. Non appena toccó il suolo, il ramarro si alzò sulle zampe posteriori e fissó l’aquila negli occhi. Non aveva paura di lei e decise di avvicinarsi, per osservarla meglio. Il becco enorme, gli occhi scuri e vivaci, il respiro affannoso e gli artigli possenti. Erano nemici, ma in qualche modo, simili. Egli si avvicinò e la ringrazió. Per aver fatto in modo che potesse volare, per avergli mostrato il tetto del mondo e per avergli dato la possibilità di sentire il profumo dell’aria in quei luoghi, che a lui sarebbero rimasti per sempre sconosciuti, non fosse stato per il loro incontro.

Era pronto e fissando la sua nemica negli occhi, attese.

L’aquila non credeva a ciò che le stava capitando: nessuno dei suoi antenati le aveva mai raccontato nulla del genere, non ne aveva memoria. Decise  così di essere la prima.

Il ramarro divenne il custode della montagna;  suo prigioniero ma mai in catene; quando lei usciva a caccia, lui restava ad esplorare le terre intorno, poteva osservare e conoscere e vedere tutto ciò che desiderava. In cambio,  si assicurava che lei trovasse sempre la via di casa, attraverso i raggi del sole ed il suo meraviglioso, stravagante, insolito ed abbagliante colore verde.

Avi

Il liquido e la calma talvolta si confondono, si rincorrono come se potessero fondersi, come se appartenessero ad un’unica dimensione. Essenza di sabbia tiepida e leggera, vola per miglia, inconsapevole, sollevata dal tocco del vento che prendendosi gioco di lei la spinge: quando stanca si riposa sopra un ramo, una pietra, un fiore, lui dispettoso e suo antico nemico, si diverte a farle perdere l’equilibrio.

I pensieri, la voce, le scarpe, i colori, le foglie: coloro che restano o vanno, passano o si fermano, corrono, giocano, arrivano, ritornano, sono e saranno sempre la storia del mondo. Ogni piccola parte è il tutto ed il tutto è nulla ed infinito allo stesso tempo: sentieri liquidi portano a calma essenza. Velieri leggeri raggiungono lidi dove ogni cosa appare per come è, dove non esistono domande e liquido e calma sono un’unica sostanza.