Scogli

Ci sono momenti in cui ci si rende conto di poter disporre di molte più energie di quelle che si pensava di avere. Quando si attende di rivedere un volto lontano, dopo ore di viaggio, anche se sfiniti, si riesce a correre; quando alla fine di una sfida lunga e difficile, ecco che ci si trova a continuare a lottare ed a restare in piedi.

C’è chi sostiene che passato il limite sia impossibile farcela, che sia inutile provare.

Proprio come chi racconta che sia impossibile far nascere margherite sugli scogli. 

Guide

Ci sono spiriti che nascono per sostenersi attraverso i confini del tempo, compagni che entrano in contatto lungo il cammino, quando uno dei due sta per intraprendere un passaggio difficile rischiando di dover ripartire dal principio avendo, per stanchezza o per errore, mal interpretato gli antichi codici custoditi dalle mappe. 

Essi si manifestano come pensieri dolci e confortevoli, come parole gentili. Spesso si riconoscono attraverso la compagnia di una creatura fidata e compassionevole, un amico oppure un animale, con i quali comunicano nel profondo come se parlassero con se stessi.

Ogni esploratore ha avuto il proprio compagno in ogni tempo ed in ogni luogo, che fu sempre lo stesso, anche sotto mutata forma. 

I più esperti, dopo aver viaggiato a lungo, sono capaci di riconoscersi: quando la stanchezza ed il dolore piegano la mente, ad occhi socchiusi riescono a distinguere il loro reciproco sguardo, che si cattura tra milioni di altri, anche in mezzo a grandi nuvole di polvere.

Corri

Corri, non guardarti indietro. 

Lascia che le gocce di rugiada bagnino i tuoi occhi e la tua pelle; senti l’odore delle foglie e del muschio che fuggono accanto alla tua veloce figura. 

Corri, lascia che siano loro ad inseguirti.

Non aver paura e guarda avanti: sebbene la foresta nasconda trabocchetti e sentieri difficili da scegliere, segui il tuo istinto, esso ti guiderà laddove i tuoi occhi non avranno potere.

Corri, finché avrai fiato e le tue gambe ti reggeranno.

La tua meta è il viaggio ed il suo scopo è comprendere ciò che non si vede, ma che esiste nella sua forma più potente. 

Potrai fermarti alla radura, quando le porte ti saranno aperte, ma dovrai fare in fretta, esploratore. Non temere, alza sempre lo sguardo oltre il confine.

E corri.

Laguna

Ci fu un tempo in cui gli umani attraversavano con passo discreto luoghi di cui poco o nulla conoscevano, quando ancora la grande Aquila volava libera e tutte le creature la salutavano con reverenza. Un dì accadde che un uomo, che si riteneva piuttosto esperto delle cose del mondo, avendo intrapreso un viaggio verso luoghi sconosciuti alla ricerca di nuove opportunità, si ritrovasse di fronte all’occasione di poter oltrepassare un’alta siepe, fatta crescere in quel punto a delimitare le terre coltivate dalle zone poco conosciute della laguna, ai piedi della montagna.

Gli esploratori che avevano visitato quei luoghi spesso non erano tornati, oppure rientravano cambiati; a stento comunicavano con i membri delle loro famiglie ed i loro amici più cari. Non erano mutati nella forma, ma chi li aveva conosciuti davvero, sapeva che nel profondo avevano compreso qualcosa di sottile e solido, come il legno che galleggia sull’acqua, robusto e leggero. Qualcosa li aveva resi differenti, nel profondo; come fossero immobili ed in movimento, allo stesso tempo.

L’umano era insieme curioso e prudente, sinceramente intimorito da quanto sarebbe potuto accadere ma anche istintivamente attratto dalla sete di conoscenza.

Alzó lo sguardo e vide un raggio di sole tagliare le nubi e scomparire subito dopo: in un attimo decise che avrebbe intrapreso quel nuovo viaggio.

Si lasciò alle spalle le terre confortevoli ed accoglienti che lo avevano cresciuto, di cui conosceva ogni segreto ed imboccó il sentiero sterrato, accanto alla fonte che segnava l’inizio della radura, prima di inoltrarsi nella foresta.

Immediatamente si rese conto che il suo viaggio sarebbe stato più impegnativo del previsto. Mentre si inoltrava nel bosco, l’aria diventava più fredda e la luce filtrava sempre meno attraverso le fronde degli alberi, che diventavano più fitti, mano a mano che i campi si allontanavano da lui. Istintivamente si accorse di aver affrettato il passo, come se volesse arrivare velocemente ad una destinazione confortevole, dove si sarebbe divertito al pensiero di essere stato intimorito da qualche ramo e dalle voci dei piccoli abitanti del luogo.

Nonostante il suo incedere veloce, però, iniziava a non sentirsi sicuro e si rammaricò di non aver pensato ad un luogo dove passare la notte, giudicando le sue azioni avventate e poco consone ad un così avventuroso percorso.

Proseguì, finché il sentiero non fu più riconoscibile da occhio umano; davanti a lui soltanto verdi foglie, corteccia, muschio, fili d’erba, antiche rocce. Il viaggiatore si rese conto che nel giro di poco, non sarebbe più stato in grado di distinguere gli elementi, a causa della poca luce che andava via via affievolendosi, capendo che avrebbe dovuto proseguire utilizzando gli altri sensi, ma non la vista.

Questa ipotesi iniziò a generare in lui irrequietezza, che andò evolvendosi in paura, mentre cercava un rifugio che sembrava sempre più difficile da trovare.

In breve tempo, egli si ritrovò immerso nel buio più completo.

Ogni fronda che sfiorava, generava un pensiero astratto ed ogni sussurro, ogni canto, ogni fruscío, diventava nella sua mente la rappresentazione di un nemico invincibile, venuto da mondi lontani all’unico scopo di ferirlo o mutilarlo. Iniziò a correre, con il panico come unica guida, inciampando in ogni radice, ferendosi le caviglie e le mani ed ascoltando il suo cuore ed il suo respiro rimbombare nelle orecchie così forte da fargli credere potesse essere udito da grande distanza.

Quando le sue forze lo abbandonarono e fu costretto a fermarsi, l’esploratore si accovacciò a terra, stringendosi le gambe, nel tentativo di sopravvivere alle oscure minacce come se potesse ripararsi all’interno di un’armatura che, di fatto, non indossava.

Passarono le ore e nulla accadde.

Spinto dall’istinto di sopravvivenza, decise di aprire gli occhi, nell’estremo gesto di trovare una fine veloce, ma si rese subito conto che una piccola luce blu lo stava osservando.

Sembrava un lumino, ma osservando più attentamente, si accorse che si trattava di un piccolo fungo. Non aveva radici a terra, fluttuava, come spinto da una sottile brezza leggera.

Il viaggiatore avvicinò la mano per toccarlo ed esso sparì. Il buio ritornò.

Adesso però, il terrore era passato ed egli tornò a respirare regolarmente. Fu solo allora che la vide. Una figura candida, alta, dalle dita sottili e dallo sguardo assente, usciva dal cavo di un albero e diffondeva una lieve luce intorno a sé.

Non disse nulla e l’umano non chiese.

Si limitò ad osservare e seguire quella figura, che si spostava da un ramo all’altro come guidata da una forza superiore.

Ad ogni passo, il viaggiatore si rendeva conto di aver ritrovato, nascosti nel profondo cuore della foresta, i sentimenti perduti dei suoi predecessori: chi aveva lasciato la costanza, chi la grazia, chi la benevolenza, chi la saggezza. Intrappolate tra le radici degli alberi secolari, esse avevano l’aspetto di coloro che un tempo ne furono padroni e che, avendo perduto sé stessi nel folto del bosco, non erano più stati capaci di ritrovare.

Lo spirito quindi si avvicinò all’uomo e, senza fare nulla, iniziò ad allontanarsi.

Istintivamente egli fu tentato di seguirlo, curioso ed intimorito allo stesso tempo. Capì subito però che, come gli atri, avrebbe dovuto lasciare in pegno una parte di sé, preziosa, insostituibile e potente.

Decise allora di abbandonare l’idea che aveva del mondo conosciuto, i suoi pregiudizi, le sue certezze, che attraverso gli antichi sussurri del bosco avevano generato il terrore all’inizio del suo viaggio. Cancellò la sua memoria calda e confortevole, compagna di dolci ricordi e di immagini felici, lasciandola laggiù, insieme alle qualità di altri viaggiatori.

Intraprese quindi il sentiero lungo il quale si era allontanata la figura leggera e fu subito colpito dall’immagine di un’alba meravigliosa che stava sorgendo dietro la collina, luogo che solo fino a poco tempo prima non era nemmeno riuscito a scorgere.

Venne immediatamente sopraffatto da un’onda di profumi e colori talmente intensa da restarne quasi stordito.

Raggiunse infine la figura luminosa, che era arrivata fino alla riva della laguna, ai piedi della montagna, dove si era seduta accanto alle acque, come attendendolo; egli la avvicinò e riuscì a vederne il riflesso nell’acqua pulita: fu così che l’esploratore vide apparire un volto, che era esattamente tale e quale al suo.

Egli si rese conto che, giunto alla fine del suo strano viaggio, aveva per incanto trovato se stesso.

Tregua

Forse non tutti sanno che l’antica foresta regala ai viaggiatori qualche spazio morbido, lontano dal freddo e dalle intemperie, libero dallo sforzo e dalle difficoltà di proseguire attraverso le sue intricate fronde. Si tratta di luoghi nascosti, che appaiono all’improvviso alle menti stanche della solitudine e provate dalla fatica.

Radura, questo è il suo nome; essa è un dono per animi coraggiosi, dotati di qualità straordinarie e formidabile resistenza; coloro che sono capaci di seguire le tracce del Grande Cervo fino alle porte dei ghiacci del Nord, senza esserne intimoriti.

Là, al riparo da ogni elemento del mondo, si possono udire le fate danzare, mentre si rincorrono sfiorando le foglie della betulla con delicato passo. Un grande fuoco spesso riscalda le notti e creature antiche si ritrovano attorno al cerchio, per narrare dolci racconti ai viandanti stanchi.

Vi si possono trovare le fate dell’acqua, gli spiriti della valle e qualche nano della montagna in cerca di rifugio: essi soltanto conoscono le mappe per raggiungere quei luoghi senza essere costretti a sentirne il bisogno.

Ogni creatura, che sia oscura oppure di luce, perde la sua valenza accanto al fuoco della radura; esse diventano parte del tutto, mentre il delicato vento del sud accarezza le parole dei narratori, cullando ciascuno verso il proprio sonno tranquillo.

Il solitario risveglio porta spesso a credere di aver solo sognato: per questa ragione la grande foresta regala ad ogni prescelto un soffio di polvere di stelle, che tutti raccontano si ritrovi sul fondo del proprio taschino, al momento di riprendere la via.

Strade

Ho percorso infinite pagine ed osservato milioni di sguardi. Ho viaggiato lungo la linea del tempo ed ho ingannato i cercatori di soglie, nell’intento di attraversare quanti più mondi possibili. Ho visto luci spegnersi ed acque sgorgare dal profondo della terra. Ho lottato fino all’ultimo respiro ed indugiato ad osservare qualche alba, così dolce da togliere il fiato anche ad un esploratore. Sono sceso negli inferi ed ho lasciato una parte di me a coloro che non possono uscirne, nella disperata speranza di ritrovarla. L’avevo perduta, sapevo che esisteva, ma non ero certo di saperla ritrovare. Quando l’odore della terra e delle lacrime divennero il mio cibo ed il mio respiro, dopo molte lune e qualche rugiada, perso nell’infinito e tiepido nulla, qualcuno poggiò la mano sulla mia spalla. Era stata lei a trovare me.

Ed io nacqui di nuovo.

Viaggiatori

Le anime antiche viaggiano oltre i confini del tempo e dello spazio per trovare i tasselli mancanti, o per intrecciare piccoli nodi lungo le linee che uniscono gli elementi dell’universo, interrotte da qualche involontario sgambetto o da qualche sbadato che, rincorrendo se stesso, inciampò nei disegni, creando confusione nelle mappe del mondo. Si possono riconoscere poiché il sorriso che portano con sé ricorda quello di coloro che hanno saputo curare la pelle bruciata e prendersi cura di ferite profonde.

Talvolta non si riesce a distinguere le une dagli altri, tanto sono simili; è per questo motivo che il nostro animo sussulta nel ricevere una dolcezza inaspettata: probabilmente, si trattava della carezza di un viaggiatore.

Tempo

Ci sono ricordi che tagliano il respiro, come se socchiudendo gli occhi si potesse allungare la mano e sentire il tempo sfiorare le dita. Ci sono momenti vissuti all’infinito che illuminano giorni di pioggia e parole che risuonano nelle orecchie come fossero sussurrate ogni istante, ogni momento ed ogni giorno; in un attimo, è tutto qui ed ora.

E c’è chi pensa non esista l’eternità.

L’ altro lato

Non tutti sanno dove finisca il viaggio. Si corre, si inciampa, si vola, si incontra, si semina, si accarezza, si danza. Quando la luce diventa troppo forte, la libellula si allontana in cerca di sollievo accanto alle foglie dei giunchi, lungo il torrente che la vide nascere, dove un tempo fresche gocce di rugiada le regalavano giorni d’estate. Custodi, guardiani e cavalieri erranti attendono, ai varchi degli antichi passaggi, per mostrare a coloro che si avventurano laggiù quale sia la differenza tra sopra e sotto, tra immagine e sostanza, tra volume e luce. Chi attraversa i due mondi gioca con lo spazio ed il tempo ed impara a volare con il pensiero, ovunque, scoprendo di conoscere ciò che in realtà aveva sempre saputo. Soltanto, dall’altro lato.